“Quando l’amico è nel deserto, vallo a sostenere”. Riflessione sull’amicizia tra Davide e Gionatan, tratta dalla Bibbia.

"Quando l'amico è nel deserto, vallo a sostenere".  Riflessione sull'amicizia tra Davide e Gionatan, tratta dalla Bibbia.

 

Mi piace quando la Bibbia si adatta perfettamente alla realtà di tutti i giorni e affronta temi che conosciamo bene come quella dell’amicizia, quella vera. E’ il caso di quel rapporto speciale tra Davide e Gionatan che troviamo descritto nel primo e nel secondo libro di Samuele. 

In particolare voglio soffermare, oggi, sul momento in cui Davide si trova nel deserto (vedi 1 Samuele capitolo 23, 13-18).

Ci sono momenti nella vita in cui ci si ritrova nel deserto.

Non necessariamente in un luogo fatto di sabbia e rocce. Il deserto può essere una situazione difficile, una perdita, una solitudine, una preoccupazione che non ci lascia, un periodo nel quale sembra che nessuno possa davvero aiutarci.

Anche Davide conobbe il deserto.

Ma prima di arrivarci aveva incontrato Gionatan.

Quando nasce un’amicizia

La loro storia comincia dopo la vittoria di Davide su Golia. Davide ha appena sconfitto il gigante filisteo e viene condotto davanti a Saul.

La Bibbia racconta:

«Come Davide ebbe finito di parlare con Saul, l’anima di Gionathan rimase legata all’anima di Davide, e Gionathan lo amò come l’anima sua»
(1 Samuele 18:1).

È una delle descrizioni più intense dell’amicizia presenti nella Scrittura.

Gionatan era figlio di Saul. Davide, invece, sarebbe diventato re al posto della discendenza di Saul. Eppure tra i due non nasce una rivalità.

Nasce un’amicizia.

Gionatan stringe un patto con Davide e gli offre anche il proprio mantello, i suoi abiti, la spada, l’arco e la cintura (1 Samuele 18:3-4).

È il gesto di un uomo che non ha paura di dare qualcosa di sé all’altro.

Ma sarà il tempo, soprattutto, a dimostrare quanto sia profonda quella amicizia.

Quando l’amicizia viene messa alla prova

Saul comincia a vedere Davide come un nemico. La sua gelosia cresce fino a trasformarsi in odio e desiderio di morte.

Gionatan si trova così in una posizione difficile: Davide è il suo amico, ma Saul è suo padre.

Eppure Gionatan difende Davide.

«Perché dev’essere messo a morte? Che ha fatto?» chiede a Saul (1 Samuele 20:32).

Non è soltanto una questione di parole. Gionatan mette a rischio se stesso per difendere un uomo che ama come un fratello.

Quando ormai Davide deve fuggire, i due si salutano piangendo.

«Il Signore sia fra me e te, fra la mia discendenza e la tua discendenza, per sempre» (1 Samuele 20:42).

Poi Davide se ne va.

E arriva il deserto.

Quando l’amico si trova nel deserto

Davide è ormai un fuggitivo. Saul lo cerca per ucciderlo e lui si trova nel deserto di Zif.

La Bibbia dice:

«Davide vide che Saul era uscito per cercargli la vita; e Davide si trovava nel deserto di Zif, nella foresta»
(1 Samuele 23:15).

È in quel momento che Gionatan fa qualcosa che, a distanza di secoli, continua a colpirmi.

Va da lui.

«Allora Gionathan, figlio di Saul, si alzò e andò da Davide nella foresta, e gli rinvigorì la mano in Dio» (1 Samuele 23:16).

Gionatan avrebbe potuto rimanere a casa.

Avrebbe potuto mandargli un messaggio, fargli arrivare una parola di incoraggiamento, sperare che Davide riuscisse a superare quel momento.

Invece prende la strada del deserto e va a cercarlo.

E quando lo trova, gli dice:

«Non temere, perché la mano di Saul, mio padre, non ti troverà; tu regnerai sopra Israele e io sarò secondo te»
(1 Samuele 23:17).

Non gli toglie il deserto.

Non può farlo.

Ma gli dà qualcosa di cui Davide ha bisogno: forza.

La Nuova Riveduta traduce quel passaggio con queste parole: «gli fortificò la fiducia in Dio».

È forse questa la parte che più mi colpisce.

Gionatan non va da Davide soltanto per dirgli: «Coraggio, passerà».

Va per ricordargli che, anche dentro quella situazione, Dio non aveva smesso di avere un progetto per la sua vita.

Anche noi abbiamo i nostri deserti

Quanti deserti esistono oggi?

Forse ne conosciamo alcuni anche noi.

C’è chi sta vivendo una malattia e cerca di non farlo pesare agli altri. C’è chi ha perso una persona cara. C’è chi attraversa una crisi familiare. C’è chi ha perso il lavoro. C’è chi si sente solo pur vivendo in mezzo a tante persone.

E poi ci sono deserti che non si vedono.

Una persona può sorridere, lavorare, parlare con gli altri e, dentro di sé, essere stanca.

Che cosa facciamo quando lo sappiamo?

Forse non possiamo risolvere il problema. Non abbiamo le parole giuste. Non possiamo cambiare le circostanze.

Ma possiamo fare quello che fece Gionatan.

Possiamo andare.

Possiamo fare una telefonata. Possiamo sederci accanto a qualcuno. Possiamo ascoltare. Possiamo pregare insieme. Possiamo semplicemente dire: «Sono qui» e ricordagli, sinceramente, che Dio non l’abbandona. 

Un’amicizia che lascia una domanda

Davide e Gionatan si incontreranno ancora? La Scrittura ci racconta che quello fu il loro ultimo incontro.

Poco tempo dopo, Gionatan morirà insieme a Saul nella battaglia contro i Filistei (1 Samuele 31:1-6).

Davide, quando lo saprà, piangerà la morte dell’amico e pronuncerà parole che sono rimaste nella storia:

«Io sono in angoscia per te, Gionathan, fratello mio; tu mi eri sommamente caro»
(2 Samuele 1:26).

La loro amicizia era passata attraverso il palazzo di Saul, il pericolo, la fuga e il deserto.

E forse proprio per questo, ancora oggi, ci parla.

Perché nella vita non abbiamo bisogno soltanto di persone con cui condividere i giorni belli.

Abbiamo bisogno anche di qualcuno che, quando arriva il deserto, decida di venire a cercarci.

E forse la domanda non è soltanto: chi verrà a cercarmi quando sarò nel deserto?

La domanda può essere anche un’altra:

Io, per chi sono disposto a percorrere il deserto?

 

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