
Una condanna a morte che diventa uno spettacolo da trasmettere in diretta. È quanto emerge dagli Stati Uniti, dove la fucilazione di Nidal Hasan, condannato per la strage di Fort Hood del 2009, è stata annunciata per il prossimo 3 dicembre e, secondo quanto riportato da Rai News, sarà trasmessa in streaming.
Il presidente Donald Trump ha approvato l’esecuzione su raccomandazione del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Una vicenda che solleva interrogativi non soltanto sulla pena capitale, ma anche sulla scelta di renderla visibile al pubblico.
La gravità della strage, nella quale morirono tredici persone e altre trentadue rimasero ferite, non è in discussione. Le vittime e le loro famiglie meritano rispetto, memoria e giustizia.
È comprensibile immaginare la rabbia, anche estrema, dei familiari di chi ha perso la vita in un delitto tanto grave. Come reagiremmo noi se una persona a noi cara ci fosse strappata in circostanze simili? È una domanda molto delicata.
Ma proprio per questo la giustizia deve distinguersi dalla vendetta. Chi è chiamato ad amministrarla, in quanto terzo rispetto al dolore e alle emozioni delle persone coinvolte, ha la responsabilità di agire con imparzialità: una giustizia severa, senza sconti ingiustificati, ma anche rispettosa della dignità umana.
Che cosa aggiunge alla giustizia trasformare un’esecuzione in un evento da seguire in diretta? Quale messaggio si vuole trasmettere mostrando la morte di un uomo come conseguenza pubblica della sua condanna?
È anche questa spettacolarizzazione della pena capitale a destare particolare inquietudine. La morte inflitta dallo Stato non è più soltanto l’esito di una sentenza: diventa qualcosa a cui assistere, un evento da rendere visibile. Il rischio è che la sofferenza e la morte finiscano per essere esibite, trasformando la punizione in uno spettacolo per il pubblico.
Una pena severa come l’ergastolo può rappresentare un’alternativa alla pena capitale: consente di proteggere la società e di imporre al colpevole di scontare la propria responsabilità senza che lo Stato debba ucciderlo. La giustizia può essere rigorosa senza trasformare la morte in una risposta da mostrare al pubblico.
C’è poi una questione concreta: la pena di morte è davvero un deterrente più efficace contro gli omicidi? Un rapporto del National Research Council statunitense, pubblicato nel 2012, ha esaminato numerosi studi sull’argomento, concludendo che le ricerche disponibili non consentivano di stabilire se la pena capitale riducesse, aumentasse o non modificasse il numero degli omicidi. Non è quindi scientificamente dimostrato che essa sia più efficace di pene alternative, come l’ergastolo.
C’è infine una domanda che, da cristiano, non posso ignorare. Quando la fede viene proclamata pubblicamente da chi esercita responsabilità politiche, è legittimo interrogarsi sul rapporto tra le parole e le decisioni.
Il comandamento «Non uccidere» non cancella il dolore delle vittime e non rende meno grave un delitto. Richiama però al valore della vita umana e alla responsabilità di non considerare la morte una risposta da esibire.
Quando si arriva a togliere deliberatamente una vita, la dignità umana viene negata a chi muore, ma la questione riguarda anche chi uccide e chi decide di farlo in nome dello Stato. La spettacolarizzazione dell’esecuzione rende tutto questo ancora più inquietante: la morte rischia di diventare una dimostrazione di potere, anziché un motivo per interrogarsi sul significato della giustizia.
Mi ero già occupato di pena capitale su l’Italiano, raccontando il caso di Christa Pike, sopravvissuta a un tentativo di esecuzione mediante iniezione letale.
Torno oggi su questo tema perché la prospettiva di una fucilazione trasmessa in streaming pone un interrogativo ulteriore: a che punto è giunta la nostra umanità?
Leggi su l’Italiano il mio articolo dedicato a Christa Pike: Quando la morte non arriva: Christa Pikela condannata, due iniezioni, poi l’ambulanza

Fonti e approfondimenti
Sulla strage di Fort Hood del 2009
- Rai News, 3 aprile 2014 — Fort Hood: nel 2009 un militare sparò e uccise 13 soldati.
- Corriere della Sera, 5 novembre 2009 — Texas, sparatoria in una base militare: è strage tra i soldati.
Sulla notizia dell’esecuzione
- Rai News, 9 ottobre 2026 — La fucilazione dell’autore della strage di Fort Hood sarà in diretta streaming.
- Corriere della Sera, 6 ottobre 2026 — Trump approva la fucilazione per l’autore della strage nella base di Fort Hood.
Sull’efficacia deterrente della pena di morte
- National Research Council, 2012 — Deterrence and the Death Penalty, rapporto scientifico sull’efficacia deterrente della pena capitale.