Nel libro dell’Apocalisse (2:18-29), il Signore si rivolge alla chiesa di Tiatira con parole che alternano riconoscimento e rimprovero. Questa comunità cristiana aveva qualità preziose: amore, fede, servizio, perseveranza e opere sempre più abbondanti. Eppure, al suo interno si era aperto uno spazio per una presenza che diffondeva un insegnamento contrario alla fedeltà richiesta dal Signore.
Il rimprovero rivolto a Tiatira riguarda una responsabilità precisa: tollerare ciò che allontana dalla verità e dalla fedeltà a Dio.
L’ombra di Jezabel nella comunità
Nel messaggio alla chiesa di Tiatira compare una donna chiamata Iezabel, che si definisce profetessa e insegna, inducendo i servitori del Signore a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli.
Il suo nome richiama la regina Jezabel dell’Antico Testamento, ricordata soprattutto per aver promosso il culto di divinità straniere e per essersi opposta ai profeti fedeli al Signore.
Non possiamo stabilire con certezza se Iezabel fosse il nome effettivo della donna di Tiatira oppure un appellativo simbolico. Il richiamo alla regina dell’Antico Testamento, tuttavia, mette in evidenza il tema dell’infedeltà religiosa e dell’influenza esercitata per allontanare il popolo dalla volontà di Dio.
Il problema, dunque, non era semplicemente la presenza di una voce diversa all’interno della comunità, ma un insegnamento che, secondo il giudizio del Signore, induceva i credenti a comportamenti incompatibili con la fedeltà a lui dovuta.
La corresponsabilità di chi tollera
Le parole rivolte a Tiatira sono particolarmente significative: «Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel» (Apocalisse 2:20).
Il rimprovero non riguarda soltanto la donna e il suo insegnamento, ma anche la comunità che le lascia spazio.
Il testo biblico non precisa le ragioni di questa tolleranza. Possiamo tuttavia riflettere su un rischio che riguarda anche le comunità cristiane di oggi: per evitare contrasti, per debolezza o per il desiderio di conservare una quiete apparente, si può finire per non affrontare situazioni che richiederebbero discernimento e responsabilità.
Questo non significa che ogni divergenza debba diventare motivo di condanna o che la pazienza verso chi sbaglia sia un difetto. Il punto è un altro: la pazienza non deve trasformarsi nell’accettazione passiva di ciò che compromette la fedeltà al Signore.
Una comunità è chiamata a esercitare discernimento, senza confondere l’amore con la rinuncia alla verità.
Il tempo per ravvedersi e la responsabilità delle proprie opere
Nei versetti 21-23, il Signore dichiara di aver concesso a Iezabel del tempo per ravvedersi, ma lei non ha voluto farlo.
È un passaggio importante: prima dell’annuncio del giudizio viene ricordata l’opportunità del ravvedimento. La misericordia offre tempo per cambiare strada, ma non rende irrilevante la responsabilità delle proprie scelte.
Le parole successive sono severe. Il Signore dichiara di conoscere i cuori e le intenzioni e di rendere a ciascuno secondo le proprie opere.
Il messaggio invita quindi a non fermarsi alle apparenze. Una professione di fede o un ruolo riconosciuto non bastano, da soli, a garantire la fedeltà a Dio. Conta anche la corrispondenza tra ciò che si professa e il modo in cui si vive.
Il prezzo della tolleranza e la promessa a chi resta fedele
Tollerare un insegnamento che allontana dalla fede può danneggiare la comunità, confondere i credenti e rendere più difficile la testimonianza di chi desidera rimanere fedele al Signore.
Ma il messaggio a Tiatira non si conclude con il rimprovero. Nei versetti 24-25, il Signore si rivolge a coloro che non hanno seguito quella dottrina e dichiara che non imporrà loro nessun altro peso. Poi aggiunge:
«Soltanto, quello che avete tenetelo fermamente finché io venga» (Apocalisse 2:25).
È un invito rivolto a chi, nonostante la presenza contraria alla fede, non ha abbandonato la propria fedeltà. Il Signore esorta questi credenti a custodire saldamente ciò che hanno ricevuto e a perseverare fino alla sua venuta.
Questo richiamo conserva tutta la sua forza anche oggi. La fedeltà cristiana non consiste nel giudicare indiscriminatamente gli altri, ma nel non rinunciare alla verità e nel continuare a vivere secondo la propria fede, con fermezza e discernimento.
Nei versetti conclusivi, la promessa a chi persevera si amplia: a chi vince e persevera nelle opere del Signore sino alla fine vengono promessi potere sulle nazioni e la stella del mattino (Apocalisse 2:26-28).
La lezione di Tiatira, dunque, non si esaurisce nella denuncia di un insegnamento contrario alla fede. Ci ricorda anche la responsabilità di una comunità nel discernere ciò che accoglie e il valore della perseveranza di chi rimane fedele.
La vera fedeltà non consiste nel cercare lo scontro, ma nel non sacrificare la verità per conservare una pace soltanto apparente.
Lettera alla chiesa di Tiatiri (dalla Bibbia versione Nuova Riveduta)
Apocalisse 2:18-29
18 «All’angelo della chiesa di Tiatiri scrivi: queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco e i piedi simili a bronzo incandescente:
19 “Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime.
20 Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli.
21 Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuole ravvedersi della sua fornicazione.
22 Ecco, io la getto sopra un letto di dolore e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie.
23 Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere.
24 Ma agli altri di voi, in Tiatiri, che non professate tale dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiamano loro), io dico: non vi impongo altro peso;
25 soltanto, quello che avete tenetelo fermamente finché io venga.
26 A chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine, darò potere sulle nazioni,
27 ed egli le reggerà con una verga di ferro e le frantumerà come vasi d’argilla,
28 come anch’io ho ricevuto potere dal Padre mio; e gli darò la stella del mattino.
29 Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese”.
