Bibbia, 1 Pietro 1:12, Il desiderio degli angeli e il privilegio dei credenti.

Bibbia, 1 Pietro 1:12, Il desiderio degli angeli e il privilegio dei credenti.Ieri sera, leggendo la Prima Lettera di Pietro nella versione Nuova Riveduta, mi sono soffermato su un versetto che mi ha particolarmente colpito.

In 1 Pietro 1:12 leggiamo:

«E fu loro rivelato che non per se stessi, ma per voi, amministravano quelle cose che ora vi sono state annunciate da coloro che vi hanno predicato il vangelo, mediante lo Spirito Santo inviato dal cielo: cose nelle quali gli angeli bramano penetrare con i loro sguardi.»

È soprattutto quell’ultima espressione ad aver attirato la mia attenzione: «cose nelle quali gli angeli bramano penetrare con i loro sguardi».

È un’immagine straordinaria.

Pietro ci presenta gli angeli come creature che guardano con profondo interesse al mistero della salvezza che Dio ha compiuto e continua a compiere nella storia dell’uomo.

Da qui nasce una breve riflessione, che non vuole certamente essere uno studio teologico esaustivo, ma soltanto una domanda personale: che cosa significa, per noi credenti, sapere che persino gli angeli desiderano contemplare questo mistero?

1. Gli angeli: messaggeri e servitori di Dio

La parola angelo deriva dal greco ánghelos e significa messaggero.

Nella Sacra Scrittura gli angeli sono creature di Dio, al Suo servizio. Sono presenti in diversi momenti della storia della salvezza e svolgono compiti differenti secondo la volontà divina.

Ma c’è un aspetto che non dovrebbe mai essere dimenticato: gli angeli non devono prendere il posto di Dio.

Nell’Apocalisse, quando Giovanni si prostra davanti all’angelo che gli ha mostrato quelle cose, l’angelo gli dice:

«Guardati dal farlo! Io sono un servo come te […] Adora Dio!»
(Apocalisse 22:9)

È una precisazione importante.

L’angelo è messaggero, servitore, ministro di Dio; la gloria appartiene soltanto a Dio.

Per questo, quando la Scrittura ci parla del ministero degli angeli, il nostro sguardo dovrebbe comunque andare oltre il messaggero, fino a Colui che lo manda.

2. Sapere e sperimentare

Qui, forse, si trova uno degli aspetti più affascinanti delle parole di Pietro.

Gli angeli contemplano il mistero della salvezza.

Noi, invece, siamo chiamati a vivere dentro quel mistero.

Gli angeli sono creature spirituali che servono Dio e partecipano alla Sua opera, mentre l’essere umano conosce in modo particolare la realtà della caduta, del peccato, del perdono e della redenzione.

Noi sappiamo che cosa significa essere fragili.

Sappiamo che cosa significa cadere e rialzarsi.

Sappiamo che cosa significa avere bisogno di perdono.

Sappiamo che cosa significa attraversare una prova e, talvolta, scoprire proprio nel momento della debolezza una presenza di Dio che non avevamo riconosciuto prima.

È questo che rende ancora più sorprendente il pensiero di Pietro: gli angeli desiderano contemplare quelle realtà che riguardano così profondamente la nostra salvezza.

Paolo, nella Lettera agli Efesini, parla addirittura della Chiesa come luogo nel quale viene resa manifesta «la multiforme sapienza di Dio» anche alle potestà e alle autorità nei luoghi celesti (Efesini 3:10).

La nostra vita, dunque, ha un valore che forse noi stessi non riusciamo sempre a comprendere.

3. «Giudicheremo gli angeli»

C’è poi un’altra affermazione di Paolo che può lasciarci perplessi.

In 1 Corinzi 6:3 leggiamo:

«Non sapete che giudicheremo gli angeli?»

È una frase forte e che richiede prudenza.

Non significa certamente che il credente, nella sua condizione presente, sia moralmente superiore agli angeli fedeli a Dio.

Piuttosto, Paolo sta parlando della destinazione futura dei credenti in Cristo e della loro partecipazione al regno di Dio.

Il credente non deve quindi leggere queste parole come motivo di orgoglio, ma come motivo di umiltà e responsabilità.

Se Dio ci ha chiamati a condividere un giorno la gloria di Cristo, questo dovrebbe cambiare anche il modo in cui viviamo il presente.

4. Che cosa cambia nella nostra vita quotidiana?

Forse è proprio qui che questa riflessione diventa concreta.

Dignità nelle prove

Le nostre difficoltà possono sembrarci piccole, invisibili, persino insignificanti.

Ma la Scrittura ci ricorda che la vita del credente si svolge davanti a Dio.

La fede mantenuta nelle difficoltà, una parola di perdono, un gesto di giustizia, una scelta compiuta nel silenzio possono avere un valore molto più grande di quanto immaginiamo.

Una presenza che non vediamo

La Bibbia ci parla del ministero degli angeli come di creature al servizio di Dio e, in alcuni passi, a favore di coloro che devono ereditare la salvezza (Ebrei 1:14).

Questo non significa vivere alla ricerca di segni o di presenze angeliche.

Significa piuttosto ricordare che la realtà di Dio è molto più grande di ciò che i nostri occhi possono vedere.

Una palestra di vita

Se il nostro destino è legato a Cristo e alla Sua vittoria, allora anche le piccole scelte quotidiane acquistano un significato diverso.

Giustizia.

Pace.

Perdono.

Fedeltà.

Umiltà.

Amore.

Non sono semplicemente buoni propositi.

Sono parte del cammino attraverso il quale Dio sta formando la nostra vita.

Un pensiero finale

Torno così a quelle parole di Pietro:

«Cose nelle quali gli angeli bramano penetrare con i loro sguardi.»

È difficile non rimanere colpiti.

Gli angeli, creature celesti al servizio di Dio, contemplano con meraviglia il mistero della salvezza.

E noi, esseri umani fragili e spesso smarriti, siamo chiamati non soltanto a contemplarlo, ma a viverlo.

Forse è proprio questo uno dei grandi paradossi della fede cristiana.

Possiamo sentirci piccoli, dimenticati, feriti dalle circostanze della vita. Eppure la nostra esistenza è inserita dentro una storia molto più grande di noi.

Una storia che gli angeli stessi desiderano contemplare.

Per questo la nostra vita quotidiana non è una semplice sequenza di giorni.

Può diventare il luogo nel quale, attraverso la fede, il perdono, la sofferenza, la speranza e l’amore, impariamo a riconoscere il miracolo della grazia.

Gli angeli guardano.
Noi siamo chiamati a vivere.

E, in entrambe le cose, al centro rimane Dio.

 

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