
Ci sono nomi che riemergono dalle pagine dei libri quasi per caso. A volte sono soltanto nomi appartenuti a un passato lontano; altre volte, invece, quel nome sembra chiedere di essere seguito, cercato, ricostruito.
È quello che è accaduto a me con Antonio Scaramuzzino, un giovane di Nicastro che partecipò ai moti calabresi del 1848 e che trovò la morte il 27 giugno di quell’anno, al Ponte delle Grazie, durante gli scontri con le truppe borboniche.
Il suo nome è comparso nel corso di una ricerca sulla presenza storica degli Scaramuzzino a Nicastro. La coincidenza con il mio stesso cognome e con le origini nicastresi della mia famiglia paterna ha naturalmente attirato la mia attenzione. Ma questa è un’altra questione, che richiederà documenti genealogici e che non intendo anticipare con supposizioni.
Prima di chiedermi se Antonio Scaramuzzino possa essere stato un mio antenato, ho voluto capire chi fosse quell’uomo.
E le fonti che ho trovato raccontano una storia sorprendentemente intensa.
La Calabria del 1848
Il 1848 fu l’anno delle grandi rivoluzioni europee e anche il Regno delle Due Sicilie fu attraversato da profonde tensioni politiche.
Dopo gli avvenimenti di Napoli del 15 maggio 1848, la resistenza liberale proseguì in Calabria. Nel territorio dell’Angitola si concentrarono uomini provenienti da diversi centri calabresi, tra cui Catanzaro, Nicastro, Sambiase, Maida e Cortale.
A guidare le forze calabresi era Francesco Stocco, mentre le truppe borboniche erano comandate dal generale Vito Nunziante. La situazione militare era però fortemente squilibrata e le forze insorte erano caratterizzate da problemi di organizzazione e coordinamento.
La battaglia dell’Angitola si combatté il 27 giugno 1848. Le fonti locali ricordano uno scontro particolarmente duro, combattuto anche all’arma bianca, seguito dalla ritirata degli insorti verso l’area di Curinga. (lnx.curingaonline.it)
Fu proprio in questo contesto che entrò nella storia il giovane Antonio Scaramuzzino.
«Il giovane Antonio Scaramuzzino da Nicastro»
Una delle testimonianze più significative si trova nel volume di Pietro Valle, Sul sentiero della gloria.
A pagina 423, Valle scrive:
«Il giovane Antonio Scaramuzzino da Nicastro, orfano del padre e sostegno della madre, vola al campo, combatte al ponte delle Grazie il 27 giugno e vi muore gloriosamente.»
In queste poche parole troviamo già un ritratto umano.
Antonio era giovane. Aveva perso il padre ed era diventato il sostegno della madre. Eppure, quando arrivò il momento della mobilitazione, lasciò la sua casa e raggiunse gli altri combattenti.
Non sappiamo, dalle fonti finora individuate, quale fosse la sua professione, quanti anni avesse esattamente o quale fosse la sua vita quotidiana a Nicastro. Ma sappiamo che era un giovane con una responsabilità familiare e che scelse di prendere parte alla lotta.
Valle aggiunge un particolare ancora più drammatico: dopo la sua morte, la madre fu informata della tragedia.
Secondo la testimonianza tramandata dall’autore, alcuni cercarono di confortarla. Ma la donna avrebbe risposto:
«Non ho bisogno di conforto: la sorte di mio figlio è degna d’invidia, poichè è morto per la libertà e per la patria.»

È una frase che appartiene alla testimonianza di Valle e che va dunque letta come tale. Ma è anche una delle immagini più potenti che le fonti ci abbiano lasciato di questa vicenda: quella di una madre che, davanti alla morte del figlio, interpreta quel sacrificio come un atto compiuto per la libertà.
Il Ponte delle Grazie
Dove morì Antonio Scaramuzzino?
Le fonti collocano la sua morte al Ponte delle Grazie, nell’area dell’Angitola, nel territorio di Curinga.
La ricostruzione della battaglia descrive il ripiegamento degli insorti dopo lo scontro con le truppe di Nunziante e l’agguato portato al Ponte delle Grazie. Una stele eretta nel 1873 sulla sponda del torrente La Grazia ricorda diversi dei patrioti caduti in quel luogo e comprende anche il nome di Antonio Scaramuzzino. (lnx.curingaonline.it)
Il suo nome compare accanto a quelli di Angelo Morelli, Federico Barone De Nobili, Giuseppe Mazzei, Andrea De Summa, Giuseppe De Fazio, Giovambattista Alessio, Ferdinando Miscimarra e Felice Saltalamacchia.
La memoria di quegli uomini, quindi, non è rimasta soltanto nelle pagine dei libri: è stata affidata anche alla pietra.
Un nome che ritorna nei libri
La scoperta è diventata ancora più interessante quando ho trovato il nome di Antonio Scaramuzzino in più opere.
La prima testimonianza è quella di Mariano D’Ayala, autore delle Vite degl’Italiani benemeriti della libertà e della patria. Nell’indice dell’opera compare infatti la voce:
«Scaramuzzino Antonio» – pagina 384.
Il volume dedica dunque ad Antonio una specifica biografia tra quelle degli italiani caduti nella lotta risorgimentale. (Wikimedia Commons)
Una seconda fonte è il Diario dei martiri italiani dal 1176 al 1870 di Gabriele Fantoni, nel quale la ricerca bibliografica conduce a pagina 135. Il volume è oggi consultabile attraverso Google Books. (Google Libri)
Una terza testimonianza è proprio quella di Pietro Valle, Sul sentiero della gloria, a pagina 423, dove Antonio viene ricordato come giovane di Nicastro, orfano del padre e sostegno della madre, caduto al Ponte delle Grazie il 27 giugno 1848. (Google Libri)
Questa pluralità di testimonianze è importante. Non siamo di fronte a un nome rintracciato in un unico elenco: Antonio Scaramuzzino compare in diverse opere dedicate alla memoria del Risorgimento e dei suoi protagonisti.
«Scaramuzzino Antonio da Nicastro»
C’è poi un’altra testimonianza bibliografica particolarmente significativa.
Nel volume di Mariano D’Ayala I nostri morti in Napoli e Sicilia, pubblicato nel 1860, compare infatti la voce:
«Scaramuzzino Antonio da Nicastro»
con riferimento al 1848. (Antica Biblioteca Corigliano Rossano)
È una formulazione semplice, quasi asciutta. Ma proprio per questo ha un valore documentario particolare: un nome, un luogo di provenienza, un anno.
Antonio Scaramuzzino. Da Nicastro. 1848.
Tre elementi che, a distanza di quasi due secoli, permettono ancora di riportare alla luce la sua memoria.
Una storia che appartiene a Nicastro
La vicenda di Antonio va quindi collocata nella storia più ampia del Risorgimento calabrese.
Non fu uno dei grandi nomi che troviamo abitualmente nei manuali scolastici. Non fu un generale, né un uomo destinato a ricoprire incarichi politici nell’Italia unita.
Fu un giovane di Nicastro.
Un giovane che, secondo la testimonianza di Valle, era orfano di padre e rappresentava il sostegno della propria madre. Un giovane che nel giugno del 1848 lasciò la propria casa, raggiunse i combattenti e morì al Ponte delle Grazie.
La sua storia ci ricorda anche che il Risorgimento non fu soltanto la storia dei grandi protagonisti conosciuti dalla memoria nazionale. Fu anche una storia fatta di uomini e donne provenienti dai paesi e dalle città della provincia, di persone che spesso conosciamo soltanto attraverso poche righe lasciate nei documenti.
Antonio Scaramuzzino è uno di questi.
Una domanda ancora senza risposta
C’è naturalmente una domanda che accompagna questa ricerca.
Antonio Scaramuzzino era un mio antenato?
Oggi non posso dirlo.
So che mio padre e mio nonno paterno portavano entrambi il nome di Antonio Scaramuzzino e che la mia famiglia paterna è originaria di Nicastro. So dunque che la coincidenza è interessante.
Ma nella ricerca genealogica il cognome e il luogo di origine non bastano.
Per stabilire un eventuale legame occorrerebbe ricostruire la famiglia di Antonio: identificare i suoi genitori, i suoi eventuali fratelli, verificare gli atti dello stato civile e quelli parrocchiali e confrontare quei dati con la linea genealogica della mia famiglia.
È una ricerca che resta aperta.
Per ora, però, c’è una certezza che non dipende da alcuna parentela.
Antonio Scaramuzzino è esistito. Era di Nicastro. Nel 1848 combatté per la causa liberale e italiana. E il 27 giugno di quell’anno morì al Ponte delle Grazie.
La sua memoria è rimasta nei libri e nella pietra.
E forse è proprio questo il senso più autentico della ricerca storica: riportare alla luce, anche dopo molti anni, il volto e il nome di chi rischiava di essere dimenticato.
Fonti e riferimenti bibliografici
- Mariano D’Ayala, Vite degl’Italiani benemeriti della libertà e della patria, Firenze, Tipografia di M. Cellini, 1868, voce Antonio Scaramuzzino, p. 384. (Wikimedia Commons)
- Mariano D’Ayala, I nostri morti in Napoli e Sicilia. Statistica politica, Napoli, Tipografia Nobile, 1860, voce «Scaramuzzino Antonio da Nicastro». (Antica Biblioteca Corigliano Rossano)
- Gabriele Fantoni, Diario dei martiri italiani dal 1176 al 1870, p. 135. (Google Libri)
- Pietro Valle, Sul sentiero della gloria, p. 423. (Google Libri)
- Francesco Talamo, Cronache Risorgimentali di Antonio Serravalle, capitolo «Una pagina d’istoria del 1848 nella Calabria», p. 21, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza, 2006, citato nella ricostruzione dei fatti del Ponte delle Grazie. (sambiase.com)
- Ricostruzioni storiche della battaglia dell’Angitola del 27 giugno 1848 e del combattimento presso il Ponte delle Grazie. (lnx.curingaonline.it)
Nota: la presente ricostruzione distingue i dati direttamente documentati dalle testimonianze tramandate dagli autori. In particolare, le parole attribuite alla madre di Antonio sono riportate da Pietro Valle e vengono quindi presentate come testimonianza della fonte.