Bruce Lee a Roma: dietro le quinte de L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente.

Bruce Lee a Roma: dietro le quinte de L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente.
LA COVER DEL LIBRO “The Bruce Lee Story” SCRITTO DA Linda Lee (Autore), Mike Lee (Autore), Jack Vaughn (Autore).

La testimonianza di Linda Lee e Tom Bleecker sulla lavorazione romana del film, tra difficoltà produttive, ricerca della qualità e la straordinaria attenzione di Bruce Lee per il proprio cinema

Quando si parla di L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente (The Way of the Dragon, 1972), il pensiero corre immediatamente a una delle scene più celebri della storia del cinema di arti marziali: il combattimento tra Bruce Lee e Chuck Norris nell’area del Colosseo.

Ma dietro quella scena diventata leggendaria c’è molto altro.

C’è la storia di un giovane Bruce Lee che, dopo il successo di The Big Boss e Fist of Fury, aveva ormai maturato una precisa idea di cinema. Un cinema nel quale non voleva essere soltanto l’attore protagonista, ma anche l’uomo chiamato a contribuire in maniera determinante alla scrittura, alla regia e alla costruzione complessiva dell’opera.

A raccontare alcuni aspetti di quella fase della sua carriera sono Linda Lee Cadwell, moglie di Bruce Lee, e Tom Bleecker, nel volume The Bruce Lee Story, pubblicato da Ohara Publications nel 1989.

Ed è proprio attraverso questa testimonianza che possiamo guardare alla presenza di Bruce Lee a Roma da una prospettiva diversa.

Bruce Lee e la ricerca di un cinema diverso

Dopo The Big Boss e Fist of Fury, Bruce Lee aveva ormai raggiunto una posizione che gli permetteva di fare scelte coraggiose.

Secondo la ricostruzione di Linda Lee e Tom Bleecker, Bruce era insoddisfatto del modo nel quale venivano realizzati molti film a Hong Kong. Riteneva che le produzioni fossero spesso costruite senza una vera sceneggiatura professionale, lasciando che la storia prendesse forma anche durante la lavorazione.

Per Bruce Lee non era sufficiente.

Voleva che il film fosse preparato con criteri professionali e che la qualità dell’opera venisse prima di ogni altra considerazione.

Quando una sua proposta non trovò l’accordo necessario sulla sceneggiatura, Bruce preferì rinunciare al progetto.

Fu una scelta rischiosa.

Ma proprio la capacità di assumersi dei rischi sarebbe diventata una caratteristica fondamentale della sua carriera.

Da questa esigenza nacque la Concord Production Company, costituita insieme a Raymond Chow.

Bruce Lee voleva avere maggiore libertà creativa e, soprattutto, voleva che il proprio lavoro fosse espressione di una precisa idea artistica.

Prima la qualità del film

Nel racconto riportato nel libro emerge una concezione di Bruce Lee che va ben oltre le arti marziali.

Per lui anche la recitazione era una forma di espressione personale.

L’attore doveva lavorare duramente per raggiungere il massimo livello possibile, non semplicemente per diventare più famoso o ottenere maggiore successo commerciale.

È una concezione che Bruce Lee applicava anche alle arti marziali: la tecnica non era separata dalla persona, ma rappresentava uno strumento attraverso il quale esprimere se stessi.

Questa filosofia aiuta a comprendere perché Bruce Lee fosse tanto coinvolto nella realizzazione dei propri film.

Non voleva semplicemente combattere davanti alla macchina da presa.

Voleva costruire un’opera cinematografica nella quale movimento, recitazione, ritmo e combattimento fossero parte di un unico linguaggio.

E poi arrivò Roma

È in questo contesto che The Way of the Dragon assume un significato particolare.

Bruce Lee decise di portare parte della produzione in Europa e, in particolare, a Roma.

La capitale italiana offriva scenari completamente diversi da quelli abituali del cinema di Hong Kong.

Ma lavorare a Roma non fu semplice.

La troupe dovette affrontare problemi logistici, spostamenti, traffico, condizioni meteorologiche e difficoltà organizzative.

Le giornate di lavoro furono estremamente impegnative, arrivando anche a molte ore consecutive.

Roma diventò così non soltanto lo sfondo della storia, ma una vera e propria parte della lavorazione.

E il libro di Linda Lee e Tom Bleecker conserva anche una testimonianza fotografica particolarmente significativa.

A pagina 119 compare infatti una fotografia accompagnata dalla didascalia:

Bruce Lee a Roma: dietro le quinte de L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente.
Bruce Lee e Raymond Chow a Roma durante le riprese de L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente (The Way of the Dragon), 1972. La fotografia è pubblicata a pagina 119 di The Bruce Lee Story di Linda Lee e Tom Bleecker, Ohara Publications, 1989.

Bruce and Raymond Chow in Rome for the filming of The Way of the Dragon.

Bruce Lee e Raymond Chow sono quindi immortalati insieme proprio a Roma durante la lavorazione del film.

Una fotografia che, da sola, restituisce il carattere internazionale di quella produzione.

Riccardo Billi, il ponte con il cinema italiano

La presenza di Bruce Lee a Roma ci porta inevitabilmente anche alla figura di Riccardo Billi.

Il suo nome è legato alla produzione romana del film e compare inoltre nei crediti in relazione al personaggio del direttore di banca.

Billi rappresenta una figura particolarmente interessante perché si colloca nel punto d’incontro tra la produzione di Hong Kong e l’ambiente cinematografico italiano.

La sua storia è già stata oggetto di un mio precedente articolo, dedicato anche alla scena ambientata in banca e alla presenza di Malisa Longo.

Ma il racconto contenuto in The Bruce Lee Story permette oggi di allargare lo sguardo.

Non soltanto Riccardo Billi e la sua collaborazione con Bruce Lee, dunque, ma l’intera esperienza della troupe cinese nella capitale italiana.

Bruce Lee studiava anche Muhammad Ali

Uno degli aspetti più affascinanti della testimonianza riguarda il rapporto di Bruce Lee con il combattimento.

Per lui una scena d’azione non poteva essere costruita semplicemente mettendo insieme una serie di tecniche.

Bruce studiava il movimento degli atleti.

Osservava incontri di pugilato e di wrestling e prestava particolare attenzione ai grandi campioni.

Tra questi c’era Muhammad Ali.

Bruce Lee analizzava le immagini dei combattimenti cercando di comprenderne il ritmo, le distanze, gli spostamenti e la dinamica.

Il suo obiettivo era trasformare la conoscenza reale del combattimento in un linguaggio cinematografico credibile.

È anche questo uno dei motivi per cui le sue scene di combattimento continuano ad apparire così moderne.

Non erano semplicemente dimostrazioni tecniche.

Erano costruite come vere scene cinematografiche.

Il combattimento con Chuck Norris

Tutto questo trova una straordinaria sintesi nello scontro finale tra Bruce Lee e Chuck Norris.

La scena del Colosseo non nacque dall’improvvisazione.

Il combattimento fu studiato e preparato con estrema attenzione.

Secondo la ricostruzione contenuta nella biografia, la sequenza venne sviluppata attraverso numerose pagine di indicazioni e progettata nei minimi particolari.

Il risultato è qualcosa di molto più complesso di una semplice scena d’azione.

I due combattenti iniziano confrontandosi con atteggiamenti e tecniche differenti.

Poi il ritmo cambia.

Il combattimento diventa progressivamente più intenso, fino alla conclusione.

Bruce Lee non stava soltanto mostrando la propria abilità nelle arti marziali.

Stava raccontando una storia attraverso il combattimento.

Ed è probabilmente questa una delle ragioni per cui quella scena è rimasta nella memoria di generazioni di spettatori.

Un personaggio che raccontava anche Bruce Lee

C’è poi un altro particolare interessante.

Il personaggio interpretato da Bruce Lee in The Way of the Dragon è un giovane cinese che arriva in una grande città occidentale e si trova improvvisamente immerso in una realtà completamente diversa dalla propria.

È un elemento che, secondo la lettura proposta nella biografia, presenta anche qualche collegamento con le esperienze personali di Bruce Lee.

Bruce conosceva bene cosa significasse confrontarsi con mondi culturali diversi.

Aveva vissuto tra Hong Kong e gli Stati Uniti e conosceva direttamente la condizione dell’uomo che deve adattarsi a un ambiente nuovo.

In questo senso, anche il personaggio del film contiene qualcosa dell’esperienza personale del suo interprete.

Roma, 1972: un momento particolare nella storia del cinema

Oggi siamo abituati a vedere produzioni cinematografiche internazionali girare in ogni parte del mondo.

Nel 1972 la situazione era molto diversa.

Una produzione proveniente da Hong Kong che arrivava in Italia per girare un film con Bruce Lee rappresentava qualcosa di particolare.

Roma offriva il Colosseo, le sue strade, i suoi monumenti e un patrimonio visivo immediatamente riconoscibile.

E proprio quella città sarebbe diventata lo scenario di uno dei combattimenti più celebri nella storia del cinema.

La fotografia di Bruce Lee e Raymond Chow a Roma, conservata nel volume The Bruce Lee Story, ci ricorda che dietro la leggenda esisteva una troupe, esisteva un lavoro concreto e c’era un uomo che aveva deciso di portare la propria idea di cinema fuori dai confini di Hong Kong.

Oltre la leggenda

Forse è questo l’aspetto più interessante che emerge dalla testimonianza di Linda Lee e Tom Bleecker.

Bruce Lee non fu soltanto il grande interprete delle arti marziali che il pubblico avrebbe imparato ad amare.

Fu anche un uomo profondamente interessato al cinema, alla qualità della recitazione, alla scrittura, alla regia e alla possibilità di utilizzare il proprio corpo come strumento di espressione artistica.

A Roma portò questa concezione.

E Roma gli offrì uno scenario destinato a entrare nella storia.

Quando oggi rivediamo il combattimento tra Bruce Lee e Chuck Norris, possiamo quindi provare a guardarlo con occhi diversi.

Dietro quei pochi minuti ci sono settimane di lavoro, difficoltà organizzative, studio, preparazione e una precisa idea di ciò che Bruce Lee voleva che fosse il suo cinema.

 


Fonti

Linda Lee Cadwell e Tom Bleecker, The Bruce Lee Story, Ohara Publications, 1989, ISBN 0-89750-121-7.

La fotografia di Bruce Lee e Raymond Chow a Roma è riprodotta nel volume a pagina 119, con la didascalia relativa alle riprese di The Way of the Dragon.

Per i riferimenti relativi a Riccardo Billi e alla produzione romana del film: crediti cinematografici e testimonianze pubbliche relative alla lavorazione italiana.

 

 

Non perderti gli ultimi post!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER PER RICEVERE GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI DEL BLOG

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

close

Non perderti gli ultimi post!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER PER RICEVERE GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI DEL BLOG

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

CONDIVIDI SU:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *