Il coraggio di proclamarsi italiani oggi.

Il coraggio di proclamarsi italiani oggi.

“Vi faccio vedere come muore un italiano”, furono le ultime parole di Fabrizio Quattrocchi  prima di essere ucciso dai suoi sequestratori. 

Lui, buttato in un fosso, riuscì a mantenere la calma e la dignità fino alla fine della sua esistenza. Sapendo di essere ucciso da lì a poco, chiese ai suoi aguzzini di poter togliere il copricapo, che loro gli avevano messo, prima di essere ammazzato. Ma questa sua richiesta non fu esaudita.

Furono esplosi, infatti, contro di lui, subito dopo la sua ultima frase, tre colpi di pistola (così come affermò il giornalista italiano Pino Scaccia, che vide il video completo della sua uccisione – video che almeno in parte e che, naturalmente, non è consigliabile per tutti – è ancora disponile su YouTube), due di quelle vigliacche pallottole, colpirono Fabrizio alla schiena, il quale, subito dopo, si accasciò nella fossa, morto.

Era il 14 aprile del 2004, Fabrizio aveva 36anni ed era stato sequestrato, insieme ad altri italiani, a Baghdad il 13 aprile dello stesso anno, da presunti miliziani denominati Falangi verdi di Maometto.

Sulla sua storia se ne sono dette di buone e no. A noi basta sapere come è morto.

Fabrizio Quattrocchi, un grande uomo, un vero italiano.

Quell’italianità che oggi, durante questa pandemia per il Covid-19, non riconosciamo più. 

Cittadini italiani divisi tra loro a causa di  un odio sociale immotivato, pseudo politici che emanano decreti e leggi inique contro i propri concittadini. L’ultima della lunga serie di queste follie sono le parole di Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla salute (figuriamoci in che mani siamo, nda) che, riferendosi ai non vaccinati, ha detto: Vi renderemo la vita difficile”.

Parole dure, ricattatorie che nulla hanno a che vedere con l’umanità, la legalità e ci sia consentito di dire anche l’italianità. 

Tutto questo mentre vengono schierate le forze dell’ordine contro i cittadini italiani e no contro gli autori (non italiani, nda) delle violenze sessuali di quest’ultimo Capodanno a Milano . 

Violenze che pare siano figlie di una matrice culturale denominata Taharrush Jama’i .

Non ci chiamate razzisti o altro, perché non lo siamo. Sì, lo sappiamo benissimo che i crimini , anche sessuali,  alcuni italiani li commettono. Siamo al corrente di queste infamità. Così come sappiamo di persone perbene non italiane che vivono e partecipano alla vita sociale in modo costruttivo e positivo. 

Ma non accettiamo questa schizofrenia della “politica” italiana attuale che perseguita i propri concittadini tralasciando i veri problemi del nostro popolo che non solo quello dalla pandemia ma anche della sicurezza personale. Pandemia che non hanno nemmeno saputo gestire, seppur comprendiamo, nelle sue prime fasi, la difficoltà di condurla.

Così come riconosciamo medici, infermieri, volontari italiani che in questi due ultimi anni hanno dato, a volte e purtroppo, letteralmente la vita per noi. Pensiamo, quindi, che non ci sia riconoscenza migliore, per loro, che li possa ripagare se non quello di fare in modo che il loro sacrificio non sia reso vano.

Oggi ci sono italiani che resistono, che non si schierano dalla parte dell’odio e della irragionevolezza., pochi ma buoni.

A loro ci uniamo, per il bene comune, quello italiano ed internazionale.

Concludiamo con le parole di speranza del Maestro Battiato, che così recitano nella sua canzone Povera Patria

Si può sperare
Che il mondo torni a quote più normali
Che possa contemplare il cielo e i fiori
Che non si parli più di dittature
Se avremo ancora un po’ da vivere
La primavera intanto tarda ad arrivare

Ci vuole coraggio, oggi, a proclamarsi italiani. Ma lo dobbiamo a chi, per la nostra bandiera, ha dato la propria vita.

 

 

 

 

 

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