Un bambino di nome Zorro

Un bambino di nome ZorroDomani inizia il Carnevale, anno 2021, e, trovando una foto di tanti anni fa di un bimbo vestito da Zorro, il famoso personaggio, eroe creato da Johnston McCulley nel 1919, mi son venute in mente tante cose.

Non conosco l’età esatta di questo bambino, all’epoca della foto,  (di certo l’immagine risalirà agli anni sessanta), che, sorridente, mascherato come il suo paladino, sul pony (in un’altra foto che ho potuto vedere c’era anche lo zio accanto che, in sostanza, l’ha cresciuto ma che per motivi di privacy non posso pubblicare), mi viene da pensare al valore delle foto stesse.

Non quelle che facciamo in quantità industriale con i nostri smartphone oggi, ma alle foto scattate con le classiche macchine fotografiche di allora.

Anche all’attesa, fin quando poi sopraggiunse la Polaroid, dello sviluppo di quelle istantanee e dal gusto di quella  aspettativa perché ti chiedevi se l’immagine sarebbe uscita bene o male.

Poi quando le avevi in mano, che felicità!

In una foto, veniva fermato il tempo, la storia personale di un individuo  ma non solo.

Ad esempio la foto di questo bimbo, scattata, così mi hanno detto, nella città di Catanzaro, con quel piccolo cavallo che se non ricordano male le mie fonti, era in dotazione di un uomo che lo “prestava” per quelle occasioni( forse proveniente da Villa Margherita di quella città?).

Un bambino, un eroe, i telefilm con l’attore Guy Williams, che l’interpretava in modo magistrale, uno zio.

Quante cose si potrebbero raccontare vedendo una vecchia immagine non salvata su un hard disk ma su un album.

Non voglio fare il nostalgico, i tempi giustamente cambiano, se in bene o in male, non è questa la sede per dirlo, sempre se si può.

Intanto quel bimbo è cresciuto, quella città, naturalmente, è cambiata, quello zio, purtroppo non c’è più, ma i ricordi vivono in noi come i valori. 

Zorro, nello specifico, non era solo un’abile spadaccino, ma un uomo che difendeva i deboli da chi li voleva opprimere. 

Zorro si firmava con una “Z”, il bambino di allora si firma come Romano. 

Non siamo degli eroi ma la storia continua…

 

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