Roberto Fassi, sul numero di marzo del 1968 della rivista americana Black Belt, ci racconta la crescita – a quei tempi – del Karate italiano.

Roberto Fassi, sul numero di marzo del 1968 della rivista americana Black Belt, ci racconta la crescita - a quei tempi - del Karate italiano.
Roberto Fassi – Immagine tratta dalle figurine Panini Campioni dello Sport 1970.

Tra le pagine di una vecchia annata di Black Belt, una delle più note riviste americane dedicate alle arti marziali, ho trovato un documento che merita di essere ricordato.

Si tratta di un articolo intitolato “Karate in Italy”, firmato da Roberto Fassi e pubblicato nel 1968.

A quel tempo il karate italiano era ancora una disciplina giovane, lontana dalla diffusione che avrebbe raggiunto negli anni successivi. Ed è particolarmente significativo che a raccontarne la situazione fosse proprio Fassi, uno dei protagonisti della prima fase di sviluppo delle arti marziali in Italia.

Chi era Roberto Fassi

Roberto Fassi fu una figura importante nella storia delle arti marziali italiane. Fu tra i pionieri della loro diffusione nel nostro Paese e si interessò a diverse discipline di origine orientale.

Il suo nome è inoltre legato alla storia del karate italiano e, in particolare, ai rapporti con il mondo giapponese e con i grandi maestri che contribuirono allo sviluppo del karate in Italia.

Ma in questo caso è la sua stessa voce a interessarci.

Nel 1968 Fassi scrive infatti per Black Belt una fotografia della situazione del karate italiano, raccontando difficoltà, organizzazione, città nelle quali la disciplina era già presente e prospettive future.

Ecco, in traduzione, per ciò che ho potuto, ciò che scriveva. Rimango sempre a disposizione a suggerimenti, correzioni o altro da parte di coloro che sono esperti del contenuto dell’articolo. 

“Karate in Italy” – Roberto Fassi

Roma — Sebbene stia attraversando i normali problemi di crescita propri di ogni nuova iniziativa, il karate italiano sembra essersi finalmente rimesso in carreggiata e si sta sviluppando rapidamente, dopo un inizio piuttosto difficile e lento.

Il karate italiano ebbe origine come conseguenza dello sviluppo del karate in Francia. Per molti anni, tuttavia, il progresso del karate al di là delle Alpi procedette a ritmo molto lento.

La mancanza di istruttori qualificati è stata uno dei principali problemi. A questo si aggiunge il fatto che la Federazione Italiana Karate (FIK), con sede a Firenze, aveva escluso tutte le competizioni dal proprio programma. Di conseguenza, il karate in Italia veniva praticato, più o meno, in maniera indipendente.

I principali centri della disciplina in Italia, la maggior parte dei quali insegna e segue lo stile giapponese Shotokan, si trovano a Torino, Genova, Bologna, Roma, Firenze, Venezia e Milano, oltre che in numerose città minori.

Alla fine, molti dei gruppi separati si riunirono per formare la International Academy of Italian Karate (KIAI). Un terzo gruppo diede vita alla Italian Karate Association (AIK).

Nel 1966 la FIK, sotto la pressione della European Union of Karate, si fuse con la KIAI. La nuova federazione mantenne il nome FIK, ma trasferì la propria sede a Roma.

La FIK controllava ora l’Italia centrale, mentre l’AIK era l’organizzazione predominante nel Nord. Il karate nella parte meridionale del Paese era praticamente inesistente.

Entrambe le organizzazioni stavano organizzando tornei italiani e programmi internazionali erano in fase di progettazione.

Venivano inoltre avviati programmi di informazione e divulgazione attraverso i mezzi di comunicazione, la televisione e le dimostrazioni.

Il karate in Italia sembrava finalmente iniziare a compiere progressi analoghi a quelli che si stavano verificando negli altri Paesi.

Gli italiani stavano compiendo un passo avanti necessario nel karate attraverso un corso mensile per arbitri, destinato a migliorare le prestazioni degli ufficiali di gara nelle competizioni.

Nel complesso, i praticanti e gli studenti stavano progredendo rapidamente e con entusiasmo nel karate italiano, e c’erano grandi speranze per la sua ulteriore crescita.

Roberto Fassi, sul numero di marzo del 1968 della rivista americana Black Belt, ci racconta la crescita - a quei tempi - del Karate italiano.
La copertina di marzo 1968 della rivista americana Black Belt, contenente l’articolo del Maestro Roberto Fassi.,
Roberto Fassi, sul numero di marzo del 1968 della rivista americana Black Belt, ci racconta la crescita - a quei tempi - del Karate italiano.
“Karate in Italy”, l’articolo di Roberto Fassi pubblicato nel marzo del 1968 sulla rivista americana Black Belt.

Fin qui il pezzo di Robert Fassi.

Una fotografia del karate italiano del 1968

Rileggere oggi queste parole significa tornare indietro di circa sessant’anni.

Fassi descrive un karate ancora agli inizi, caratterizzato da difficoltà organizzative, dalla mancanza di istruttori qualificati e dalla presenza di gruppi differenti, ma anche animato da entusiasmo e grandi aspettative per il futuro.

È interessante soprattutto osservare la geografia indicata nell’articolo: Torino, Genova, Bologna, Roma, Firenze, Venezia e Milano rappresentavano già allora alcuni dei principali centri del karate italiano.

E c’è un particolare che colpisce: nel 1968 Fassi scriveva che nel Sud Italia il karate era “praticamente inesistente”.

È una fotografia dell’epoca, naturalmente, e non va letta con gli occhi di oggi. Ma proprio per questo costituisce una testimonianza interessante di come appariva il movimento italiano in quella fase pionieristica.

Quella fotografia sarebbe poi profondamente cambiata.

Il karate italiano avrebbe conosciuto una crescita straordinaria, conquistando nel tempo un posto importante nel panorama delle arti marziali e dello sport italiano.

Ma per comprendere quella storia bisogna anche tornare alle sue origini.

E una pagina di Black Belt del 1968 ci permette di farlo attraverso la voce diretta di uno dei protagonisti di quegli anni: Roberto Fassi.

Una pagina ingiallita dal tempo, dunque, ma ancora capace di raccontare l’entusiasmo di chi, circa sessant’anni fa, guardava al futuro del karate italiano.

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