Hiroshi Shirai e l’evoluzione del calcio frontale (mae geri): da un interessante articolo pubblicato nel dicembre 1995 dalla rivista americana Black Belt Magazine.

Hiroshi Shirai e l’evoluzione del calcio frontale (mae geri): da un interessante articolo pubblicato nel dicembre 1995 dalla rivista americana Black Belt Magazine.
1962, finale di kumite (combattimento) del campionato JKA All Japan. Il famoso mae geri (calcio frontale) del Maestro Hiroshi Shirai (a destra nella foto) con il quale vinse il Maestro Keinosuke Enoeda. Shirai si laureò, così, campione del Giappone.

Tra le tante testimonianze dedicate alla storia e alla tecnica del Karate, ce n’è una che merita particolare attenzione. È un articolo scritto da Dave Lowry, pubblicato nella rubrica The Karate Way della rivista americana Black Belt nel dicembre 1995, con il titolo Evolution of the Front Kick. 

Il protagonista è il Maestro Hiroshi Shirai, al quale Lowry dedica un approfondimento partendo da una sua particolare esperienza: la lettura di una delle tesi tecniche richieste agli istruttori della Japan Karate Association (JKA).

Ho ritenuto opportuno tradurre (nella forma più fedele possibile) il pezzo e condividerlo. Devo, però, sottolineare che:

nell’articolo originale di Black Belt, Dave Lowry indica l’argomento della tesi di Shirai come mae geri kekomi e lo presenta in inglese come front snap kick,. Dipende, quindi, dalla traduzione che si dà a “snap”

Nella terminologia del karate giapponese, tuttavia, mae geri kekomi viene normalmente riferito al calcio frontale penetrante o spinto, mentre mae geri keage indica più propriamente il calcio frontale «a scatto».

In questa traduzione ho mantenuto la terminologia utilizzata nell’articolo originale, segnalando la distinzione per evitare equivoci tecnici.Sottolineo tutto ciò, rimanendo a disposizione  di eventuali correzioni o contributi da parte degli esperti del Karate stile Shotokan e delle persone che sono state veramente vicine alla persona, alla storia del Maestro Shirai. 

 

Ecco l’articolo nella sua traduzione in lingua italiana:

 

Evoluzione del calcio frontale di Dave Lowry

Poiché pone l’accento sull’istruzione oltre che sull’allenamento, la Japan Karate Association (JKA) richiede ai suoi istruttori, una volta raggiunta la cintura nera di quarto grado, di presentare una tesi che analizzi un’area della tecnica del karate. La ricerca richiesta per questi documenti è considerevole. E il risultato è un notevole archivio di conoscenza del karate che, sfortunatamente, non è generalmente disponibile, nemmeno per i praticanti più seri. Qualche tempo fa, tuttavia, ho avuto l’opportunità di esaminare molte di queste tesi sul karate. E, credetemi, è stata un’esperienza educativa. Una delle prime tesi che ho cercato è stata quella scritta da Hiroshi Shirai. Il documento aveva più di 30 anni, scritto molto prima che Shirai diventasse un noto istruttore di karate in Europa. Il suo argomento era semplice: mae geri kekomi, il calcio frontale a scatto. La tesi di Shirai copre più di 200 pagine. Leggendola, mi è venuto in mente come la tecnica del karate possa cambiare ed evolversi. Prima della ricerca di Shirai, il calcio frontale a scatto veniva eseguito “in stile di Okinawa”. Mirava a un bersaglio non più lontano della lunghezza della propria gamba e l’anca veniva trattenuta per facilitare il rapido ritiro del calcio. Molti stili di karate continuano a utilizzare il calcio frontale a scatto in questo modo, e per una buona ragione: è molto potente ed efficace. Ma Shirai, e altri, cercavano un calcio frontale che potesse essere sferrato da una distanza maggiore.Nella sua tesi, Shirai ha esplorato questa possibilità. Ha postulato che, spingendo i fianchi in avanti in modo esplosivo simile a un pistone, il praticante di karate potesse distribuire la potenza del calcio frontale a scatto su una distanza molto maggiore. Il praticante manteneva il coccige rientrato e la gamba di sostegno rimaneva flessa come un condotto di energia. Successivamente, invece di limitarsi a bersagli distanti quanto la lunghezza di una gamba, Shirai ha scoperto di poter, usando il suo nuovo metodo, sferrare calci frontali in modo efficace a quasi il doppio di quella distanza. Naturalmente, oltre a scrivere la sua tesi sul calcio frontale a scatto, Shirai aveva anche avuto modo di **difenderne concretamente l’efficacia. Oggi, probabilmente, ci sono tanti praticanti di karate giapponese che praticano il «metodo Shirai» del calcio frontale a scatto quanti sono quelli che lo eseguono ancora secondo il metodo più antico, quello di Okinawa.
È un esempio di come il karate sia in continua evoluzione.Dimostra anche come dobbiamo studiare e ampliare continuamente la nostra conoscenza di questa straordinaria arte marziale.

Informazioni sull’editorialista: Dave Lowry è un artista marziale e scrittore freelance professionista con sede a St. Louis, i cui lavori sono apparsi sulle riviste Cosmopolitan e Playboy. La sua rubrica Karate Way appare mensilmente sulla rivista Black Belt dal 1986. 

Hiroshi Shirai e l’evoluzione del calcio frontale (mae geri): da un interessante articolo pubblicato nel dicembre 1995 dalla rivista americana Black Belt Magazine.
La cover dell’articolo – pubblicato sulla nota rivista specializzata americana, Black Belt, anno 1995 – redatto da Dave Lowry che espone lo studio del Maestro Hiroshi Shirai sul mae geri (calcio frontale) del Karate.

 

Hiroshi Shirai e l’evoluzione del calcio frontale (mae geri): da un interessante articolo pubblicato nel dicembre 1995 dalla rivista americana Black Belt Magazine.
Ho dovuto “dividere”, perché impossibile riprodurlo interamente, in due immagini l’articolo di Dave Lowry. Questa è la prima parte.

 

Hiroshi Shirai e l’evoluzione del calcio frontale (mae geri): da un interessante articolo pubblicato nel dicembre 1995 dalla rivista americana Black Belt Magazine.
La seconda parte del pezzo.

 

Fin qui l’articolo di Lowry.

Una mia  riflessione finale

La lettura di questo articolo di Dave Lowry, pubblicato da Black Belt nel dicembre 1995, ci offre uno sguardo interessante su un aspetto forse meno conosciuto della figura di Hiroshi Shirai.

Non soltanto il Maestro e il tecnico, ma anche il ricercatore, capace di dedicare oltre 200 pagine allo studio di una singola tecnica del karate.

È questo, forse, l’aspetto che più mi ha colpito.

Il karate è una disciplina profondamente legata alla tradizione, ma la tradizione non significa necessariamente immobilità. La ricerca di Shirai dimostra come anche una tecnica antica possa essere studiata, analizzata, messa alla prova e, attraverso l’esperienza, ulteriormente sviluppata.

Quella tesi, scritta molti anni prima che Shirai diventasse uno dei più conosciuti Maestri di karate in Europa, rappresenta quindi una testimonianza preziosa del suo percorso.

E le parole di Dave Lowry, scritte quasi trent’anni fa, conservano ancora oggi una loro attualità: studiare, sperimentare e ampliare continuamente la propria conoscenza significa mantenere viva un’arte marziale.

È anche questo, a mio avviso, il senso più profondo della pratica del karate: non limitarsi a ripetere ciò che si è ricevuto, ma cercare di comprenderlo sempre più profondamente ed evolversi, eventualmente, senza però tradire e rinnegare le proprie radici. 

Non perderti gli ultimi post!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER PER RICEVERE GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI DEL BLOG

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

close

Non perderti gli ultimi post!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER PER RICEVERE GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI DEL BLOG

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

CONDIVIDI SU:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *