
Le arti marziali cinesi non sono soltanto sistemi di combattimento. Sono il frutto di una civiltà millenaria nella quale filosofia, religione, simbolismo e cultura popolare si sono intrecciati fino a diventare un patrimonio unico al mondo.
Tra le figure più affascinanti della tradizione cinese vi è Kui Xing (魁星), la divinità protettrice degli studiosi e degli esami imperiali. Per secoli è stata invocata da migliaia di candidati che aspiravano a ottenere il prestigioso titolo di funzionario dell’Impero. Nelle raffigurazioni tradizionali Kui Xing appare spesso in una posa molto particolare: in equilibrio su una gamba, con l’altra sollevata, il corpo proteso in avanti e un pennello nella mano destra, simbolo della cultura e della conoscenza.
Per chi pratica il Tang Lang Quan (Pugilato della Mantide Religiosa), questa immagine suscita immediatamente una curiosa impressione. La postura ricorda infatti una delle tecniche più caratteristiche dello stile, conosciuta come Kui Xing Ti Dou (魁星踢斗), presente nella celebre forma Beng Bu Quan (崩步拳), una delle sequenze fondamentali del Tang Lang tradizionale
Un nome ricco di significato
L’espressione Kui Xing Ti Dou può essere tradotta come “Kui Xing calcia il Mestolo del Grande Carro” oppure “Kui Xing colpisce il Grande Carro”, facendo riferimento alla costellazione dell’Orsa Maggiore, alla quale la divinità è tradizionalmente associata.
Nella cultura cinese il Grande Carro rappresenta il cielo, l’ordine cosmico e il destino dell’uomo. La figura di Kui Xing, raffigurata mentre sfiora o colpisce simbolicamente il Mestolo, rappresenta l’aspirazione dell’uomo a elevarsi attraverso lo studio, il merito e la conoscenza.
È probabilmente da questo ricco patrimonio simbolico che deriva anche il nome della tecnica marziale.
La tecnica nel Beng Bu Quan
Nel Beng Bu Quan, una delle forme più antiche e rappresentative del Tang Lang Quan, la posizione Kui Xing Ti Dou richiede un perfetto controllo dell’equilibrio, una solida stabilità sulla gamba d’appoggio e la capacità di trasformare rapidamente la postura in un’azione offensiva o difensiva.
Si tratta di un movimento che unisce eleganza, coordinazione e precisione, caratteristiche tipiche del Tang Lang Quan.
Osservando la postura della statua di Kui Xing e quella eseguita durante la forma, la somiglianza visiva appare evidente.
Naturalmente, è importante distinguere tra l’analogia iconografica e la ricostruzione storica. Ad oggi non esistono prove documentarie che dimostrino che la tecnica derivi direttamente dalla rappresentazione della divinità. Tuttavia, il richiamo simbolico è così forte da aver dato il nome alla tecnica stessa e testimonia quanto il linguaggio delle arti marziali tradizionali sia profondamente radicato nella cultura cinese.

Non soltanto Tang Lang Quan
Sebbene la denominazione Kui Xing Ti Dou sia caratteristica del Tang Lang Quan, posture in equilibrio su una sola gamba compaiono anche in altri sistemi di combattimento cinesi come il Choy Lay Fut o il White Crane Kung Fu.
Ogni stile le interpreta secondo i propri principi tecnici, ma tutte richiedono qualità comuni: equilibrio, coordinazione, stabilità e capacità di cambiare rapidamente direzione durante il combattimento.
Padre Giuseppe Bonardi e Kui Xing
Un interessante riferimento alla figura di Kui Xing si trova anche negli studi di Padre Giuseppe Bonardi, missionario saveriano e profondo conoscitore della cultura cinese.
Bonardi descrive Kui Xing come una figura simbolica legata alla tradizione degli esami imperiali e alla valorizzazione dello studio, ricordando come la cultura cinese abbia sempre attribuito un enorme prestigio alla conoscenza e al merito.
La sua testimonianza rappresenta un prezioso ponte tra Oriente e Occidente e aiuta il lettore italiano a comprendere il significato di un personaggio che, pur essendo poco conosciuto nel nostro Paese, occupa un posto importante nell’immaginario culturale della Cina.
Una riflessione personale
Osservare una semplice immagine di Kui Xing può quindi diventare un viaggio attraverso secoli di storia: dalla letteratura alla religiosità popolare, fino alle arti marziali tradizionali. Un promemoria di come, in Oriente, il gesto tecnico non sia mai soltanto un movimento del corpo, ma anche espressione di una cultura millenaria.
P.S.: non ritengo questo semplice post esaustivo sull’argomento trattato anche se, il testo, credo che sia interessante e forse poco conosciuto ai più tranne che agli esperti del Wushu. E proprio a quest’ultimi mi rivolgo per eventuali correzioni, integrazioni, riflessioni e migliorie di questo breve scritto. Grazie.
Grazie Romano, molto bello e interessante. Si nelle arti marziali tradizionali confluiscono la storia e la cultura popolare, le antiche leggende ed i modi di dire. Ed è anche questo che le rende ancora oggi interessanti e degne di essere praticate 🙏🏽
Grazie a te, Dante.