
La puntata andata in onda ieri – 11 maggio 2026 – in prima serata televisiva (su Rai Uno) del programma *Ulisse – Il piacere della scoperta*, condotto da Alberto Angela, ha riportato al centro dell’attenzione del grande pubblico la cultura del Giappone, la figura del samurai e la profondità di un mondo che, troppo spesso, viene semplificato o ridotto a immagine estetica.
È un fatto interessante, perché segnala un ritorno di curiosità verso una civiltà che unisce disciplina, filosofia, arte e spiritualità. E soprattutto conferma quanto il Giappone continui a parlare all’immaginario contemporaneo europeo.
In questo contesto, mi viene naturale condividere una riflessione personale legata al mio lavoro narrativo.
Un racconto nato prima di una “tendenza”
Il mio libro *“Il samurai Takeo – La penna e la spada”*, pubblicato da Titani Editori, nasce da un’idea sviluppata in un periodo in cui il tema del Giappone non era ancora così centrale nel panorama mediatico e culturale come lo è oggi.
Non si tratta di un inseguimento di mode o di interessi del momento, ma di un percorso creativo autonomo, costruito nel tempo, a partire da una fascinazione profonda per la figura del samurai come uomo di disciplina, poesia e riflessione interiore.
Scrivere di Giappone, per me, non ha mai significato inseguire un’immagine esotica o spettacolare, ma entrare in una visione del mondo in cui la spada e la parola, la forza e la sensibilità, convivono senza contraddizione.
Il samurai non è solo guerra
Uno degli equivoci più comuni è ridurre il samurai alla sola dimensione militare. In realtà, nella tradizione culturale giapponese, il samurai è anche un uomo di pensiero, spesso legato alla scrittura, alla meditazione e alla poesia.
Nel mio racconto, questa dualità è centrale: il protagonista Takeo non è soltanto un guerriero, ma anche un poeta. La sua identità si costruisce proprio nell’equilibrio tra azione e contemplazione.
La spada rappresenta il dovere, la penna rappresenta la coscienza.
Haiku e sguardo sul mondo
Un altro elemento fondamentale del libro è la presenza dell’haiku, la forma poetica breve giapponese che concentra in pochi versi un’intera visione della natura e dell’esistenza.
Anche nella puntata di *Ulisse*, il percorso narrativo si è chiuso con un haiku di Kobayashi Issa, a dimostrazione di quanto questa forma poetica continui a essere un ponte tra cultura, natura e interiorità.
Nel mio lavoro narrativo, l’haiku non è solo un elemento estetico, ma un modo di guardare il mondo: essenziale, diretto, profondamente legato al tempo e al silenzio.
Il Giappone oggi: tra riscoperta e continuità
L’interesse crescente verso la cultura giapponese non è solo una moda passeggera, ma forse il segnale di un bisogno più profondo: quello di riscoprire linguaggi culturali che uniscono disciplina e poesia, tecnica e spiritualità.
In questo senso, la narrazione televisiva, editoriale e divulgativa sta semplicemente riportando alla luce un patrimonio che è sempre esistito, ma che oggi trova nuove forme di attenzione.
Il mio racconto si inserisce in questo spazio, non per inseguirlo, ma per contribuire, nel mio piccolo, a raccontarlo.
Conclusione
Scrivere *“Il samurai Takeo – La penna e la spada”* è stato, prima di tutto, un esercizio di immaginazione e di ricerca interiore.
Vedere oggi un rinnovato interesse per il Giappone e per la figura del samurai, anche attraverso programmi divulgativi come *Ulisse*, non cambia la natura del mio percorso, ma lo colloca in una conversazione più ampia.
Una conversazione in cui, ancora una volta, il samurai non è solo un guerriero del passato, ma un simbolo di equilibrio tra forza e poesia.


Questo video, invece, è quello promozionale del mio libro “Il samurai Takeo, la penna e la spada – La poesia d’amore haiku tra i ciliegi”, Titani Editori.