La Rivoluzione di Gianni Rodari, più attuale che mai

La Rivoluzione di Gianni Rodari, più attuale che mai

Recentemente ho citato , sulla mia pagina pubblica di  Facebook, Bernardo di Chartres, filosofo francese, al quale è attribuita la famosa frase

Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani
sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più
cose di loro e più lontane, non certo per l’acume
della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché
siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.
Riflettevo che se è giusto salire sulle spalle di questi giganti, che rappresentano coloro che hanno una sapienza particolare, è altresì corretto scendere, ogni tanto,  da queste spalle per camminare da soli. Essere anche noi, quindi, nel nostro piccolo, autori e portatori di conoscenza. Il tutto, naturalmente, con estrema umiltà e senza nessuna presunzione, perché giganti, noi, non lo siamo. 
Aggiungevo che, poi, si può risalire su queste altezze di pensierocosa che faccio oggi, rifacendomi ad un gigante come Gianni Rodari , scrittore, pedagogista e altro ancora, italiano.
E lo faccio con la sua favola, dal titolo, Rivoluzione
Ho visto una formica,
in un giorno freddo e triste,
donare alla cicala
metà delle sue provviste.

Tutto cambia: le nuvole,
le favole, le persone...
la formica si fa generosa...
è una rivoluzione!
Testo, questo appena citato, che, chiaramente, si rifà a quello di Esopo .
Infatti, nota è la sua favola dal titolo La cicala e la formica

Durante l’estate, una cicala cantava posata su un filo d’erba mentre sotto di lei, una formica faticava per trasportare al sicuro nel suo formicaio i chicchi di grano.
Ogni tanto la cicala chiedeva alla formica: “Perché mai lavorate tutto il giorno? Venite qui con me, all’ombra dell’erba: starete al fresco e potremo cantare insieme”.
Ma la formica continuava a lavorare: “Devo preparare le provviste per l’inverno; quando la neve avrà ricoperto la terra, non resterà più nulla da mangiare.”
La cicala non riusciva proprio a capire la formica. Del resto, l’estate era ancora lunga e di tempo per mettere da parte le provviste ce ne sarebbe stato fin troppo. Così continuò a cantare e l’estate finì. Venne l’autunno: non c’erano più frutti in giro e la cicala vagava di qua e di là, sgranocchiando gli steli ingialliti dell’erba e qualche foglia ormai essiccata.
Ma anche l’autunno finì: arrivò l’inverno e la neve coprì la terra. Non era rimasto più nulla da mettere sotto i denti. La cicala batteva i denti dal freddo e aveva una gran fame.
Un giorno, sotto la neve, raggiunse una casetta piccina; guardò dentro, passando accanto alla finestra e vide la formica che stava al calduccio riparata dalla neve, sgranocchiando i chicchi di grano che aveva messo da parte.
Infreddolita, la cicala bussò alla porta. “Chi bussa?”
“Sono la cicala; sto morendo di freddo e non ho più niente da mangiare”.
“Mi ricordo di te: quest’estate, mentre io lavoravo duramente per prepararmi all’inverno, tu cosa facevi?”
“Ho cantato!”
“Hai cantato?” rispose la formica. “E allora adesso balla!”.
Poi chiuse la porta e lasciò al freddo la cicala.

 

Morale: chi nulla fa, nulla ottiene.

E se Esopo, con la sua fiaba, a scopo educativo, rimarca il senso del sacrificio, della previdenza al contrario dell’ozio e della superficialità, Rodari, insegna, invece, con la sua di rivoluzione, i valori della generosità, della possibilità del cambiamento individuale e sociale. 
Infatti la formica cambia, rispetto a quella dell’autore greco, diventando generosa.
Questa è una rivoluzione!
Certo, qualcuno potrà dire, si citano favole, la realtà, invece, è tutt’altra cosa. Ma dobbiamo anche sottolineare che tale verità esiste perché la vogliamo anche noi. 
E’ dura cambiare, è difficile che l’animo umano muti ma non è impossibile. Diventa tale se aspettiamo che gli altri cambiano invece di iniziare da noi stessi. 
Questa è la sfida che Rodari ci invita ad affrontare. 
Specialmente di questi tempi, nei quali una pandemia, che colpisce ricchi e poveri, mettendo sulla stessa barca sia la formica, sia la cicala ci porta a considerare che se non cambieremo rotta non so a quale porto approderemo nel  futuro.
Tutto può cambiare se per primi cambiamo noi. 
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