
A volte basta accendere la televisione per iniziare, quasi per caso, un piccolo viaggio dall’altra parte del mondo. È quello che mi è capitato un anno fa, quando una puntata di “Eden – Missione Pianeta”, il programma condotto da Licia Colò su La7, mi ha fatto conoscere un pò del Vietnam
Ogni tanto, accendendo la televisione – se si è fortunati – si può trovare un programma capace di suscitare curiosità e di far nascere il desiderio di conoscere luoghi, popoli e culture lontane.
A me è successo proprio così.
Anche il Vietnam (insieme ad altri Paesi orientali) è da tempo che mi affascina per la sua storia, per le sue vicende umane e per quella particolare capacità di unire tradizione e modernità. Ma quella sera, durante la trasmissione, a catturare soprattutto la mia attenzione è stato un luogo che fino a quel momento non conoscevo: il Golden Bridge, il celebre ponte dalle gigantesche mani che sembrano emergere dalla montagna per sorreggerlo.
Il ponte dalle mani gigantesche
Il Golden Bridge, conosciuto anche come Golden Hands Bridge, si trova a Ba Na Hills, sulle montagne alle spalle di Da Nang, nel Vietnam centrale.
Inaugurato nel 2018, è diventato in pochissimo tempo una delle immagini più riconoscibili del Vietnam contemporaneo. La sua particolare architettura e le fotografie diffuse sui social network ne hanno fatto rapidamente una delle attrazioni più fotografate del Paese.
La struttura pedonale, lunga circa 150 metri, attraversa la montagna come un grande nastro dorato sospeso nel paesaggio.
Ma sono soprattutto le due gigantesche mani in pietra a renderlo unico.
Sembrano mani antiche che emergono dalla montagna per sostenere il ponte e accompagnare i visitatori lungo il percorso.
È proprio questo contrasto a colpire: un’opera moderna che sembra appartenere contemporaneamente al mondo reale e a quello della fantasia.
Quando le nuvole e la nebbia avvolgono le montagne, l’effetto deve essere ancora più suggestivo. Il ponte sembra allora sospeso nel cielo, mentre le grandi mani emergono dalla foschia.
Una di quelle immagini che, anche senza esserci stati personalmente, possono rimanere impresse nella memoria.


Ba Na Hills, tra storia e modernità
Il Golden Bridge non si trova isolato, ma fa parte del grande complesso di Ba Na Hills, oggi importante destinazione turistica del Vietnam.
E anche qui la storia si intreccia con la modernità.
Ba Na Hills era infatti già conosciuta durante il periodo coloniale francese. All’inizio del Novecento i francesi individuarono queste montagne come luogo ideale per una stazione climatica, grazie alle temperature più fresche rispetto alla pianura e alla costa.
Oggi quel passato è stato reinterpretato in chiave turistica. Il complesso comprende attrazioni, giardini, strutture ricreative e un sistema di funivie che permette di raggiungere le montagne.
È un luogo nel quale natura, storia, architettura e modernità convivono in maniera decisamente particolare.
Da Nang, la città sul mare
La scoperta del Golden Bridge mi ha portato inevitabilmente a conoscere meglio anche Da Nang, una delle principali città del Vietnam centrale.
La città si affaccia sul Mar Cinese Meridionale e occupa una posizione strategica, tra mare e montagne.
Da Nang è oggi una città moderna e dinamica, ma rappresenta anche una sorta di porta d’accesso ad alcuni dei luoghi storici e culturali più importanti del Vietnam centrale.
È conosciuta, tra l’altro, per i suoi numerosi ponti, tra cui il famoso Dragon Bridge, caratterizzato dalla grande figura di un drago e diventato uno dei simboli della città moderna.
E così, quasi senza accorgermene, dal ponte dalle mani gigantesche sono arrivato a una città che meriterebbe certamente un viaggio molto più approfondito.
Un territorio ricco di storia
La posizione di Da Nang è particolarmente interessante anche per chi, come me, è attratto dalla storia.
Non lontano dalla città si trovano infatti alcuni luoghi di straordinaria importanza culturale, tra cui Hoi An, Huế e il santuario di Mỹ Sơn, tutti legati alla grande storia del Vietnam centrale.
Hoi An, antica città commerciale, conserva ancora oggi un’atmosfera particolare, con le sue architetture storiche e le influenze cinesi, giapponesi e vietnamite che ne hanno caratterizzato lo sviluppo.
Mỹ Sơn racconta invece una storia ancora più antica: il complesso comprende templi e torri legati alla civiltà Cham, testimonianza di una cultura che per secoli ha avuto un ruolo importante nella storia del Vietnam.
E poi c’è Huế, l’antica città imperiale, che completa questo straordinario itinerario attraverso la storia del Paese.
In poche parole, partendo dalla fotografia di un ponte moderno si può arrivare a ripercorrere secoli di storia vietnamita.
E poi c’è il Vietnam delle arti marziali
A questo punto, però, non posso fare a meno di ricordare un altro aspetto che rende il Vietnam particolarmente interessante ai miei occhi: le arti marziali.
Chi mi conosce sa quanto questo mondo abbia accompagnato il mio percorso personale e professionale. E proprio per questo, quando penso al Vietnam, oltre alle sue città, ai suoi paesaggi e alla sua storia, penso anche alla sua tradizione marziale.
Tra le arti marziali vietnamite c’è il Thieu Lam, una tradizione che ho avuto modo di approfondire anche attraverso la figura del Maestro Lee Dinh Tho, protagonista di una mia intervista.
Nel giugno del 2025 ho avuto infatti l’opportunità di realizzare una intervista esclusiva al Maestro Lee Dinh Tho, nella quale abbiamo ripercorso la sua esperienza e alcuni momenti della diffusione delle arti marziali orientali in Italia.
Ecco il link del mio articolo appena citato:
Dal Golden Bridge al Thieu Lam, dalla storia di Huế alle arti marziali: un altro modo, forse, per avvicinarsi alla cultura di un Paese.
Quando la televisione diventa una finestra sul mondo
Ripensandoci oggi, a distanza di un anno, mi fa sorridere il modo in cui è nata questa piccola scoperta.
Non ero partito con l’intenzione di scrivere sul Vietnam. Non stavo facendo una ricerca sul Paese. Stavo semplicemente guardando la televisione.
Eppure quella puntata ha acceso una curiosità.
È forse questo uno degli aspetti più belli della conoscenza: non sempre siamo noi a cercare qualcosa. A volte è qualcosa che arriva a noi.
Un’immagine può essere sufficiente per spingerci a voler sapere di più.
Nel mio caso è stata l’immagine di due gigantesche mani di pietra che sorreggono un ponte dorato tra le montagne.
Da lì è iniziato un piccolo viaggio con la fantasia: Da Nang, Ba Na Hills, il Golden Bridge, Hoi An, Mỹ Sơn, Huế e, dietro tutto questo, la storia di un Paese che continua a suscitare in me curiosità e interesse.
E poi, quasi naturalmente, sono arrivate anche le arti marziali e il ricordo del Maestro Lee Dinh Tho, che mi ha permesso di conoscere un altro volto del Vietnam e della sua cultura.
Non so se un giorno avrò la possibilità di vedere realmente quel ponte.
Ma intanto, grazie a una trasmissione televisiva e a una serata apparentemente qualsiasi, ho avuto l’occasione di conoscerlo.
E forse è proprio così che cominciano molti viaggi: prima con la curiosità, poi con la fantasia e, qualche volta, finalmente con i propri passi.
Questo articolo nasce da un post pubblicato originariamente su Facebook il 20 agosto 2025 e riproposto oggi, a distanza di un anno, come occasione per tornare su quella piccola scoperta del Vietnam.