Non voglio assolutamente mitizzare i samurai ma – nella mia ricerca personale preceduta da una forte convinzione che mi ha portato alla stesura del mio prossimo libro (che sarà pubblicato da Titani Editore) e che spero possa essere al più presto reso pubblico, dal titolo “IL SAMURAI TAKEO, LA PENNA E LA SPADA” con sottotitolo “la poesia d’amore haiku tra i ciliegi”, mi sono imbattuto nei concetto di bunbu ryōdō che esemplifica l’armoniosa integrazione tra attività intellettuali e addestramento marziale, sottolineando l’importanza di essere sia studiosi che guerrieri. Il termine combina quattro caratteri kanji : 文 ( bun ), 武 ( bu ), 両 ( ryō ) e 道 ( do ).Bun significa arti e scienze. Bu denota arti militari o marziali. Ryo significa entrambi e do si traduce con sentiero o strada. Pertanto, bunbu ryodo significa eccellenza sia nell’istruzione che nelle arti marziali, incarnando una padronanza completa degli studi culturali e militari. Questa etica ha aperto la strada ai samurai per diffondere questi principi culturali nelle loro comunità attraverso la pratica personale e l’insegnamento.
Non volendo anticipare oltremodo- come è giusto che sia – il mio racconto che vi porterà a conoscere la storia del samurai Takeo (personaggio ispirato a un samurai realmente esistito) e che vive la sua esistenza tra la “penna” e la “spada”. Scopriremo così, come alcuni samurai possono tranquillamente uscire dal solito cliché a loro attribuito di solo “guerrieri sanguinari”.
I samurai, oltre l’apparenza, a volte ci stupiscono anche nel bene.
p.s.: l’immagine a corredo di questo post è tratta dal sito kendoinfo.net